mercoledì 24 aprile 2024

"SCENDEVA DALLA SOGLIA DI UNO DI QUEGLI USCI ..." di Alessandro Manzoni

 


Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori.
Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento.
Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, «no!» disse: «non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete». Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: «promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così». Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina.
La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: «addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri». Poi, voltatasi di nuovo al monatto, «voi», disse, «passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola». Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato.

Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. XXXIV.



Dedicato alle madri di Palestina e di Israele, di Ucraina e di Russia; ad ogni madre rimasta “orfana”, per una guerra, dei propri figli e delle proprie figlie. M.B.


Litografia di Sara Bartesaghi





martedì 9 aprile 2024

"ERANO GLI ANNI BUI DEL FASCISMO ..." di Angela Oggioni

Erano gli anni bui del fascismo. La famiglia di mia madre viveva a Verderio Superiore in via S.Ambrogio.

Come quasi tutti in paese, anche i miei nonni erano contadini e, come quasi tutti, conducevano una vita di miseria e di stenti, biecamente sfruttati dai feudatari locali.

La sudditanza e la povertà erano aggravate dalla spietata repressione fascista.

Fu inevitabile che i più coraggiosi si ribellassero. Mio nonno e i suoi figli cominciarono a prendere coscienza degli ideali del socialismo; in particolare lo zio Giuseppe rifiutò sempre la condizione di servo.

Le sue idee attirarono su di lui l’odio dei delatori del regime e più di una volta i familiari di mia madre furono costretti a cercare rifugio in chiesa. Ben presto le persecuzioni si fecero più pesanti, finché una sera, mentre mio zio, tornando dal lavoro in bicicletta, attraversava un ponte sull’Adda nel bergamasco, gli squadristi fascisti lo fermarono piegandolo sotto i colpi di manganello. Stavano per gettarlo dal ponte, quando una donna, che aveva assistito impotente al pestaggio, ebbe la forza di fermarli, implorandoli di risparmiarlo.

Lo abbandonarono così, tramortito dalle botte e quasi incapace di muoversi. Facendo appello alle sue ultime forze riuscì a trascinarsi verso casa, ma da quella batosta non si risollevò mai più: il suo spirito indomito si spense nel 1943, in piena guerra, dopo lunghe e strazianti sofferenze. Lucido, in punto di morte chiamò il nipote, Carlo Viganò e gli disse: “Muoio per mano dei fascisti, combatti con tutte le forze questo infame regime, in nome della democrazia”.

Anche mia madre corse non pochi rischi, in quanto fu la cuoca del nucleo partigiano della zona, che si radunava in uno dei locali oggi sede del Comune di Verderio Superiore.

Anche a loro dobbiamo la nostra libertà.

Carlo Viganò fu partigiano e fece parte di quel manipolo che arrestò la colonna di tedeschi all’incrocio per Paderno, dove oggi un cippo ricorda l’evento.


Testimonianza di Angela Oggioni, raccolta da Sandro Acquati e pubblicata sul n.7 di Cronaca Nostra, ottobre del 1995.



DON GIUSEPPE MARIANI. STORIA DI UN PRETE PARTIGIANO recensione di Claudio Consonni

 



E' stata opportuna la pubblicazione della tesi su Don Giuseppe Mariani nell’80 dell'inizio della Resistenza alla "Repubblica" di Mussolini e dominazione nazista.

Spiace naturalmente che la prematura scomparsa dell'autore, Professor Giuseppe Mariani laureatosi nel 1994, non gli abbia consentito di concludere e pubblicare ulteriori approfondimenti che, soprattutto in Seregno dove da alcuni anni si stanno rincorrendo nel racconto degli episodi della storia locale Pietro Arienti e Norberto Bergna, sarebbero stati certamente molto interessanti.

Il volume che presentiamo è stato voluto dal Professor Vittore Mariani (Pedagogista in UC) che in accordo col maggiore e terzo fratello, Pietro, ha scritto una breve prefazione nella quale racconta loro vicende familiari e i rapporti con lo zio sacerdote che "amava raccontare a noi nipoti gli episodi di quella fase storica con dovizia di particolari attraverso una particolare ars retorica ...". Sempre nella prefazione scrive: "Era la sua tesi di laurea, aveva cominciato a pensare di rielaborarla, sistemarla, rifinirla per essere un libro".

La tesi in Storia sotto la guida del Professor Alfredo Canavero dell'Università degli Studi di Milano (disponibile presso la Biblioteca di Carugate (Mi), mentre la numerazione delle pp di questo articolo si riferisce al libro) inquadra bene la situazione caotica dell'estate e autunno '43 precisando da un lato che il Concordato valeva per il Regno d'Italia e che la "Repubblica sociale italiana" era una dittatura di fatto col consenso popolare sempre più in calo rispetto a quella del decennio precedente.

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lunedì 8 aprile 2024

SPUNTI PER LA VALORIZZAZIONE DEL PLATANO DELLA ROTONDA A VERDERIO di Giorgio Buizza

La prima volta che ho scritto qualcosa sul platano di Verderio è stato nell’ottobre 1996; da allora le foglie sono cresciute e cadute 27 volte.

A quella data il platano era ancora ubicato sul lato destro della strada che da Robbiate arriva a Verderio; la rotonda non c’era, e neppure la svolta a destra continua, le strade erano strette e; l’incrocio era regolato da un semaforo. La circonferenza del fusto, misurata allora, era di 508 cm.

1996 - prima della rotonda

Sono passati quasi trent’anni: sono cambiate le strade; è stata realizzata la rotonda che hafluidificato il transito dei veicoli, sono stati installati i fari per l’illuminazione notturna, è stata eseguita la corrente manutenzione.

Qualcuno, passando sotto il platano, si è posto la domanda: ma come avranno fatto a spostare il platano per fare la rotonda?

Per fortuna il platano non è stato spostato, anzi, grazie alla collaborazione degli Enti (Comune, Provincia) la rotonda è stata realizzata utilizzando il platano come centro e gli è stato concesso uno spazio adeguato per non compromettere l’apparato radicale se non in minima parte. L’originario progetto della rotonda è stato modificato in funzione dell’albero, fatto non comune sulle nostre strade.

2004 - inaugurazione della rotonda

Oggi la circonferenza del fusto è di 579 cm. Fatti due conti, il fusto ha incrementato il diametro mediamente di 0,84 cm/anno, conferma, se ce ne fosse bisogno, di buona vitalità.

La Provincia di Lecco, con la collaborazione del WWF e del prof. Piccamiglio ha censito i grandi alberi della provincia (863 alberi) sull’onda di un rinnovato interesse per gli alberi, la loro origine, la loro storia. La pubblicazione è del 2005. Nel corposo e dettagliato censimento compaiono 8 grandi alberi di platano con caratteri di monumentalità secondo i parametri fissati dalla Regione e applicati dalla Provincia di Lecco; oltre al platano di Verderio sono stati registrati quelli ubicati a Molteno (Municipio - morto qualche anno fa per cancro colorato), Imbersago (Villa Castelbarco), Sirtori (Villa Besana), Bulciago (Villa Taverna), Casatenovo (Villa Facchi), Merate (villa Cornaggia), Olgiate Molgora (Villa Sommi Picenardi).

Non dispongo di dati aggiornatissimi ma, avendoli esaminati tutti, mi sono convinto che i tre esemplari più significavi per dimensione, età e portamento sono quelli di Verderio, di Olgiate Molgora e di Bulciago con la differenza sostanziale che il platano di Verderio è radicato in uno spazio pubblico, gli altri sono all’interno di giardini privati, osservabili da vicino solo previa autorizzazione o solo in occasione di aperture temporanee come sono state le giornate di Primavera del FAI, svolte in anni ormai lontani.

Il platano di Verderio - n° 301 nell’elenco della Provincia di Lecco - non è mai diventato albero monumentale ai sensi della L. 10/2013. Per risultare nell’elenco ufficiale degli alberi monumentali dovrebbe essere segnalato dal Comune al competente ufficio dei Carabinieri Forestali, essere sottoposto a verifiche e misure per ottenere, se rispondente ai requisiti prefissati, il riconoscimento della monumentalità e trovare collocazione nell’elenco nazionale.

29-12-2017 - a sinistra, prima della potatura; a destra, dopo la potatura

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UNA LETTERA DI CAMILLO MARINO SALA, DISPERSO SUL FRONTE RUSSO IL 25 GENNAIO 1943 a cura di Marco Bartesaghi

Recentemente Gabriella Sala ha ritrovato alcuni documenti riguardanti uno zio paterno, Camillo Marino Sala, disperso durante la campagna di Russia, nella seconda guerra mondiale. Fra i documenti una lettera, forse l’ultima, scritta da Camillo ai genitori. Ringrazio Gabriella per avermi dato il permesso di pubblicarla.

Camillo Marino Sala

Camillo, figlio di Angelo Sala e di Angela Oggioni, era nato a Verderio Superiore il 5 settembre 1922. Operaio, prestava servizio militare, come soldato di complemento, nel 53° reggimento fanteria di Biella. Risulta disperso sul fiume Don, a Nikitowka il 25 gennaio del 1943 (1).

La lettera è molto semplice. Camillo rassicura i genitori sul suo stato di salute, che definisce ottimo,  e sul suo umore – “sono sempre in allegria” – e li ringrazia per il pacco ricevuto. Si scusa per essere molto parco nello scrivere, a differenza del fratello che “scrive a tutti”.



Giovanni, il fratello a cui si riferisce nella lettera, era maggiore di Camillo di due anni. Durante la guerra aveva prestato servizio a Bardonecchia, nell’arma del Genio Militare.

La lettera è strappata o bucata in alcuni punti, per cui alcune parole mancano o sono incomplete.

 Nota
(1) Verderio 1940-1945. Ricordi immagini e testimonianze nel diario di cinque anni di guerra. Giulio Oggioni, Verderio Sup. e Inf. 2008.


UNA LETTERA DI CAMILLO MARINO SALA, DISPERSO SUL FRONTE RUSSO IL 25 GENNAIO 1943



Trascrizione:

[?] - 7-8
Cari genitori,
vi scrivo queste mie due righe per farvi sapere che la mia salute è ottima e come spero da voi tutti e parenti.
Oggi stesso ricevetti il pacco con la roba ò trovato 10p sigarette 2 sc. Cerini un vasetto di m. pancere calze penna inchiostro buste quando lo ricevuto ero molto contento di avere qualcosa da scrivere e poi per far sapere mie notizie a tutti che non ò ancora scritto a nessun altro che voi [parole cancellate] scritto qualche lettera che avevo ancora.
Mi ha scritto il fratello e mi dice che non [?] scrivo a nessuno e vorrebbe sapere il perché spero che avrà ricevuto la mia cartolina così verrà sapere il perché non ò scritto finora a nessuno poi sa bene che io per scrivere a tutti non sono abituato come lui che li scrive a tutti.
Appena ò ricevuto il pacco lo aperto e ò trovato la marmellata mi sono messo a mangiarla subito che avevo una fame da lupo. Sono gia due mesi che mi trovo qui al fronte ma me la fame p.troppo credo che quando verrà altro pacco ci metterete qualcosa da mangiare roba in scatola. calze. 
Non pensate male per me che sono sempre in allegria e spero di tornare per all [foglio strappato] [?] saluti Camillo scrivete presto

La festa dei coscritti del 1922. Camillo, in seconda fila, è il secondo da destra.


sabato 6 aprile 2024

SAN GERARDO DEI TINTORI A VALGREGHENTINO di Claudio Consonni

 


L’Anno Santo gerardiano, in corso fino alla festa del 6 giugno, ha offerto l’occasione per fare delle ricerche e degli approfondimenti sul fondatore dell’Ospedale di Monza.

In questo articolo sarà utile fare attenzione ai termini perché necessari mentre sui risultati delle ricerche non possiamo dire che siano finite, invitando i lettori a contribuire tramite questo blog e/o direttamente alla mail sottoriportata.


“Ospedale San Gerardo dei Tintori” questa è la nuova denominazione assunta dal 1 gennaio u.s. perchè è cambiata la natura giuridica ed è diventato IRCCS. La specifica “dei Tintori” si è resa necessaria non solo per l’esistenza di diversi, tra Santi e Beati, col nome Gerardo ma anche perché ad alcuni di loro sono legati ospedali o potranno nascerne in futuro.


E’ noto a tutti che Gerardo dei Tintori sia stato un laico monzese del Medio Evo e che la sua genialità sia consistita non solo nel fare l’ospedale, impegnando tutte le sue proprietà a valle del Lambro, nel centro di Monza, ma anche nella decisione di regalarlo alla città convocando e impegnando i maggiorenti del clero e coloro che oggi chiamiamo ‘autorità civili’. Fin qui possiamo considerare questo benefattore un lungimirante e, infatti, non solo l’ospedale si è più volte ampliato ma è anche sempre cresciuto sino a polo universitario (Bicocca) e, appunto IRCCS. Quante benefiche iniziative sono state fonte di contenziosi e, purtroppo, naufragate, perché basate solo su testamenti interpretabili? Gerardo dei Tintori rese sia l’opera che la donazione  pubblica “trasparente”,  con un termine che va di moda oggi: entrambe queste decisioni avrebbero consentito di sopravvivere.


Tale munificenza e genialità passò inosservata in città!

La devozione a San Gerardo nacque però pochi giorni dopo la morte, in terra comasca, e investe Monza con un pellegrinaggio annuale che anche quest’anno si svolgerà il 25 aprile, alla presenza dell'Arcivescovo Mario Delpini.

www.sangerardo.org/annosanto

Gli Olgiatesi (Olgiate Comasco) che vengono a Monza da secoli a piedi hanno ‘contagiato’ sul loro percorso (che potremmo oggi dire pedemontano) sia la brianza comasca che quella milanese, per invadere il centro di Monza tra le vie Gerardo dei Tintori e San Gerardo a valle del Lambro ma anche del cavo Lambretto.


SAN GERARDO DEI TINTORI A VALGREGHENTINO

Cosa sia poi successo a Valgreghentino nel XIX secolo non è ancora chiaro anche se ben due cappelle su strada o viottolo, non all’interno di corti o giardini privati, sono state costruite e dedicate a quel San Gerardo come la tradizionale raffigurazione dell’attraversamento miracoloso sul Lambro in piena dimostra. Sappiamo anche con certezza che entrambe siano dovute alla famiglia dal cognome Gilardi (semplice assonanza del nome con nome Gerardo?) ma non è attestato, almeno sino ad oggi, un miracolo o un fatto.

La decisione di scegliere questo Santo, tra i pochissimi laici non solo dell’epoca, unico tra gli ambrosiani non ancora presente con una statua sul Duomo di Milano, resta un interrogativo aperto.

***

La cappella dedicata a San Gerardo dei Tintori in via San Gerardo a Valgreghentino

La Cappella più centrale, fatta costruire forse da Archelinto Gilardi, è divenuta patrimonio pubblico perché donata alla Comunità Montana Lario Orientale dall’ultimo discendente dei Gilardi, il signor Gianfelice Colombo, di cui Archelinto era bisnonno.

L'affresco della cappella dopo il restauro


Nell’affresco, come già accennato, è rappresentato San Gerardo che attraversa miracolosamente il Lambro, con l’aiuto di Maria, alla quale si rivolge in preghiera, che intercede presso il Padre, il cui volto appare nella parte alta del dipinto.

L'affresco con il rifacimento del volto di Maria, in seguito rimosso

Al momento della donazione la cappella era in cattive condizioni di conservazione e col concorso della Soprintendenza è stata restaurata. Nell’affresco mancava il volto di Maria. In un primo tempo la restauratrice, Silvia Baldis, lo aveva ridipinto, ma la soprintendenza l’ha fatto poi togliere.

Il Comune ha dedicato in anni recenti la via che dal centro porta a questa Cappella a “San Gerardo”.

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venerdì 5 aprile 2024

BREVE STORIA DI DUE GIORNALI DI VERDERIO: "CRONACA NOSTRA" E "L'INFORMATORE COMUNALE" di Marco Bartesaghi

Dagli anni settanta del secolo scorso si sono sviluppate a Verderio diverse iniziative di stampa locale, alcune durate diversi anni, altre meno, che segnalano una vivacità di partecipazione che non è mai, a mio avviso, del tutto venuta meno. 

Alcune di queste esperienze erano nate dai partiti e dai gruppi politici locali, altre da associazioni culturali presenti in paese. 

Anche le Amministrazioni Comunali, sia di Verderio Inferiore che Superiore, hanno prodotto e distribuito periodicamente opuscoli per informare i cittadini sulle attività svolte e sulle decisioni prese.

“Cronaca Nostra” e “L’Informatore Comunale”, fra queste esperienze di origine “pubblica”, sono senz’altro le più interessanti, perché hanno avuto, in particolare la prima, l’ambizione di andare oltre l’informazione amministrativa spicciola e affrontare temi di più ampio respiro, anche al di là dell’ambito locale.





CRONACA NOSTRA

Nasce nel 1986 come “periodico di informazione e dibattito curato dall’Amministrazione Comunale di Verderio Superiore”, quando a guidare il comune era la Democrazia Cristiana e il sindaco Armando Villa.

***

Una prima serie si compone di 7 numeri: il n.1 esce nel dicembre del 1986, il n. 7 nel gennaio del 1990. Il primo numero era stato preceduto, un paio d’anni prima, da un numero sperimentale, che non sono riuscito a rintracciare.

Il formato è A4, con una foliazione compresa fra le 15 e le 19 pagine (il n.2 ne aveva però solo 11); dal n.4 in poi viene stampato su carta riciclata.
La prima pagina si presenta con, in alto, il nome della testata: “CRONACA”, in caratteri maiuscoli alti 3 cm, fra due righe colorate; sotto, a destra, più in piccolo e in posizione obliqua, “nostra”, in corsivo minuscolo. Sotto il titolo, in un riquadro bordato di nero, il sommario.


Ferdinando Bosisio, assessore Cultura e Istruzione, ne è il responsabile.

Nel n.1 il sindaco spiega che il giornale ha lo scopo di “fornire in modo più completo possibile e a cadenza regolare informazioni sul nostro operato e per costituire un ponte fra noi e i lettori”, e per questo invita i cittadini alla collaborazione. 

Villa è fiducioso nella riuscita dell’iniziativa, perché la presenza nella redazione di rappresentanti delle opposizioni, Sinistra per Verderio e PSI, avrebbe garantito l’imparzialità dell’informazione.

La Commissione Istruzione e Cultura, presieduta da Ferdinando Bosisio, aveva approntato lo statuto e uno schema di giornale, che  avrebbe dovuto comprendere:
- rubriche fisse sulle attività dell’Amministrazione e delle Commissioni Comunali;
- cronache e iniziative riguardanti il paese;
- avvisi utili alla cittadinanza;
- lettere dei cittadini;
- un argomento di interesse comunale.

La Commissione non aveva accolto le proposte di Sinistra per Verderio di riservare uno spazio alle singole forze politiche e di realizzare il giornale in collaborazione con Verderio Inferiore.

Tra gli argomenti affrontati ricorrono più volte quello dell’autostrada Pedemonta, dell’unificazione dei comuni, del lavoro e si comincia a parlare di raccolta differenziata dei rifiuti.

Dal numero 2 viene introdotta una rubrica intitolata “La parola ai bambini”, nella quale scrivono gli alunni delle scuole elementari, su argomenti proposti dai maestri.

Non ci sono immagini, salvo alcune mappe riguardanti l'autostrada Pedemontana.

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Una seconda serie si compone di 20 numeri (numerazione da 1 a 20; il 16 si ripete due volte - novembre 1998 e maggio 1999 – il 17 manca).

Il primo numero esce nel marzo del 1994; l’ultimo nell’aprile del 2001. Tre numeri ogni anno, tranne il 1995, quando ne vengono pubblicati quattro - poiché in aprile viene preparato uno speciale per le elezioni comunali - il 2000,  due numeri, e il 2001, uno solo, l’ultimo.

Responsabile e capo redattore è Enrico Scarpa, assessore Istruzione e Cultura nell’ultima amministrazione presieduta dal sindaco Armando Villa (1990-1995) e nella successiva presieduta da Ferdinando Bosisio (1995-1999). Scarpa manterrà il ruolo anche tra il 2000 e il 2001, quando sindaco è già Beniamino Colnaghi.

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sabato 30 marzo 2024

SOMMARIO DEGLI UNDICI NUMERI DI "VERDERIO GIOVANE", 1971/''72 a cura di Marco Bartesaghi

 "Verderio Giovane" è il nome del giornalino che l'omonima associazione culturale di Verderio Superiore pubblicò negli anni 1971 e 1972. Ne uscirono in tutto 11 numeri, 7 nel primo anno, 4 nel secondo.

Quelli dall'1 al 4 sono i più spartani: non hanno una copertina, gli articoli sono presenti anche nella prima facciata, il nome della testata è impresso in rosso con un timbro.
In questi primi numeri il giornale si propone al suo pubblico, la cittadinanza di Verderio Superiore, con una lunga presentazione:
"Mensile serio ma non troppo di informazione edito dal "Centro Culturale Verderio Giovane" di Verderio Superiore (Como). - Tutti sono redattori e giornalisti. - La pubblicità non si accetta. - I numeri arretrati non ci sono".
I successivi, dal cinque all'undici, sono più ricercati. Il primo foglio fa da copertina, ha un colore diverso dal resto del giornale, contiene un immagine che, insieme a qualche parola, richiama l'argomento o gli argomenti principali trattati all'interno.Il nome della testata è stampato al ciclostile.
La presentazione al pubblico, assai più sintetica di quella dei numeri precedenti, non è sempre la stessa ma risulta uguale nella sostanza. Ne cito una: "Periodico edito dal "Centro Culturale Verderio Giovane".



HO PUBBLICATO QUESTO ARTICOLO SUL BLOG IL 13 MAGGIO 2013, PER LEGGERLO CLICCA SU:

https://bartesaghiverderiostoria.blogspot.com/2013/05/sommario-degli-undici-numeri-di.html